Politica

Renzi e la nuova tassa sugli auguri in vigore da oggi

Dopo la tassa sulle sigarette elettroniche, sugli elettricisti fumatori, sulle sigarette di cioccolato,  sulle mamme assassine e sull’arcobaleno, ecco arrivare puntuale la tanto promessa tassa sugli auguri.La crisi, secondo il premier, non esiste è un’invenzione di comodo degli italiani, infatti questi continuano a farsi gli auguri per ogni occasione, via posta, via voce, via telefono e via email, oltretutto si vedono in giro cittadini che camminano allegramente con in mano un panettone senza canditi, addirittura c’è chi acquista il torrone, dove sarebbe questa crisi? I soldi gli italiani li conservano in segreto sotto i materassi (purtroppo già tassati) , si possono permettere anche tre giorni di ferie “anche quattro” dice il premier Renzi.

Inutile dire che abbia torto, tasserebbe anche quello.

Perchè una tassa sugli auguri?

E’ presto detto, gli italiani continuano con immensa costanza a farsi gli auguri: buon Natale, buona Pasqua, buon anno, buon proseguimento (frase di auguri spesso pronunciata dai vecchietti dopo capodanno e che nessuno ha mai capico cosa cavolo voglia dire), buona Befana, buon Ferragosto, buongiorno, buonanotte, buon pomeriggio, “a bona!” (frase maschilista ma ugualmente tassabile).

Ecco perchè la tassa appena approvata potrà sanare il bilancio pubblico, noi ovviamente non glielo auguriamo.

 

 

Persone

La vera storia di Babbo Natale. Non date retta alle altre

Un uomo, anzi un vescovo, che si chiamava Nicola vissuto nel 500 (poi si comprò una casa come tutti gli altri…) era terribilmente amante dei bambini, tanto amante che la notte si calava giù per i camini spenti quando i genitori dormivano e lasciava diversi regali ai giovani fanciulli. Aveva l’abitudine di vestirsi di verde e, stando ai giovani testimoni, aveva sempre in mano un bastone. Il vestito verde cambiò di colore quando il vecchio vescovo venne arrestato in flagranza di reato (non si conosce quale reato per un sant’uomo come lui…) e divenne arancione.

Scontata quella che lui giudicò un’ingiustizia il vecchio trovò lavoro in una fabbrica di giocattoli. A causa del suo marcato accento barese l’uomo, alla domanda “Chi sei?” rispondeva sempre “San Nicola! San Nicola num me recunusci?” . Da li nacque l’abitudine di chiamarlo San Nicola.
Il termine “Santa Claus” deriva dall’abilità del legale dell’uomo di farlo assolvere dai processi penali che di tanto in tanto lo infastidivano: “Santa clausola!” . Difatti l’avvocato trovava sempre clausole per attestare l’innocenza del proprio cliente.

Tutto questo continuò finchè il povero vescovo (spretato per motivi a noi ignoti) venne trovato morto vicino al letto di un bambino col bastone ed il regalo in mano.
Passò diverso tempo ed un signore grassottello di nome Natale trovò casualmente il vecchio vestito arancione di “San Nicola” che, nel frattempo col passare degli anni era diventato di colore rosso.

Il signor Natale aveva due figli i quali erano soliti chiamarlo “papà Natale” o “babbo Natale”. Qui bisogna aprire una parentesi, il Signor Natale aveva acquisito il dono dell’immortalità per un incidente accaduto mentre ascoltava un CD di Vasco Rossi mentre contemporaneamente stava vedendo in TV un programma di Pippo Baudo.

Essendo “Babbo Natale” molto ricco di famiglia adottò l’abitudine di portare grandi regali ogni 24 dicembre ai propri figli “Grazie Babbo Natale!”.
Col passare del tempo i figli crebbero e Babbo Natale decise di intraprendere una nuova attività: portare giochi e regali vari a tutti i bambini del mondo ogni 24 dicembre.
La facoltà di fermare il tempo pare invece derivare dalla visione di un programma di Barbara d’Urso.